Ci vuole un cambio di attitudine

Un Cantone che dovrebbe essere ottimista

di Alex Farinelli, Opinione Liberale 21 ottobre 2016 

In Ticino, da ormai molti anni, lo sport più praticato è quello della lamentela. Tutto va male, o almeno questo è il sentir comune. Le cose non sono più come una volta, le certezze che pensavamo fossero intoccabili sono cadute una dietro l’altra. Il pessimismo la fa da padrone e la cosa peggiore è che a furia di dire che tutto va male in realtà ci crediamo ormai un po’ tutti, pervasi da una percezione che va oltre l’oggettività dei fenomeni.

È vero, e non va sottaciuto, che ci sono dei problemi ed è vero che alcune situazioni sono cambiate, anche radicalmente, rispetto al passato. Ma la memoria, lo sappiamo, è selettiva e, un po’ come quando si arriva alla fine della scuola reclute, si tendono a dimenticare le cose brutte ricordando in definitiva solo quelle belle. In effetti se guardassimo un po’ nel retrovisore ci accorgeremmo che inTicino in realtà le cose non vanno sempre poi così male.

Pensiamo ad esempio al tema della Sicurezza, spesso imperante, con una sovrabbondanza di sensazionalismo, sulle prime pagine dei quotidiani. I furti in Ticino sono calati nel periodo 2009-2015 da 7’153 a 5’071 (segnando un -30%), o  ancora nello stesso lasso di tempo i reati violenti sono passati da 2’352 a 1’662 (anche qui -30%). Eppure, nonostante le cifre siano chiarissime, molte persone ritengono che il nostro non sia più un paese sicuro. Beninteso, non si vogliono sminuire le situazioni che vivono le persone toccate direttamente, però va separato ciò che è soggettivo da ciò che è oggettivo. Ma anche in altri campi la situazione non è molto diversa.

Spostiamoci sulla piazza finanziaria dove è vero che c’è stato un grande cambiamento, dovuto fondamentalmente al venir meno di un modello basato su due pilastri: il segreto bancario e la clientela italiana. Per ragioni che non sono dipese da noi sono venuti meno entrambi e in effetti il colpo c’è stato lasciando sul terreno purtroppo un migliaio di posti di lavoro negli istituti (pari a circa il 15% dei 7’300 posti nel 2009). Tuttavia se allarghiamo lo sguardo ad esempio al settore del commercio di materie prime in Ticino oggi vi sono quasi 1’000 posti di lavoro, ben retribuiti, che fino a 10-15 anni fa praticamente non esistevano. A fronte quindi di un settore che ha sofferto ve ne è stato un altro che si è sviluppato.

Nel settore dei trasporti e della mobilità è vero che ci sono stati dei peggioramenti in diverse zone del Cantone. Ma pensiamo allo sviluppo che abbiamo vissuto invece con un sistema di traporto pubblico che sta diventando sempre più performante e che, da qui a pochi anni, rivoluzionerà la mobilità del Cantone con l’apertura del tunnel di base del Monte Ceneri. O ancora pensiamo al settore della sanità dove si sono sviluppati dei poli come lo IOSI o il Cardiocentro che ci pongono ai vertici nazionali per quanto concerne la qualità delle cure.

Mi fermo qui perché ce ne sarebbero ancora molti di esempi di come gli sviluppi non siano proprio stati tutti in negativo. Però credo sia importante per il nostro Cantone un cambio di attitudine. Se nessuno nega che dei problemi ci sono bisogna però anche avere l’onestà di dire che non siamo un Cantone allo sbando, anzi. Se guardiamo con oggettività alla nostra situazione ci accorgeremo che il Ticino è ancora un territorio eccezionale con delle grosse potenzialità di sviluppo. Che però per crescere necessitano anche di un po’ di ottimismo e di fiducia nei nostri mezzi.