Tecnologie e lavoro

L’ascesa delle macchine: quali implicazioni?

di Costanza Naguib, Opinione Liberale 21 ottobre 2016 

Tecnologie e lavoro mostrano trend non sempre lineari. Lo spiega Costanza Naguib che saluta con soddisfazione le misure proposte da Christian Vitta per incoraggiare la riqualifica professionale dei giovani.

Il tema dello sviluppo tecnologico è spesso legato nel dibattito economico e politico alla necessità di incrementare costantemente la produttività del lavoro, riducendo allo stesso tempo i costi di produzione. L’interazione tra automatizzazione dei processi produttivi e dinamiche del mercato del lavoro non è tuttavia sempre lineare.

Nei paesi industrializzati, algoritmi sempre più complessi permettono oggi ai computer di eccellere in attività che fino a pochi anni fa erano prerogative degli individui in carne e ossa, quali ad esempio riconoscere e distinguere diversi tipi di immagini, oppure fornire la risposta più appropriata ad una determinata domanda. Un simile fenomeno apre la strada a timori su quale possa essere il futuro delle occupazioni caratterizzate da elevata ripetitività e che oggi non sono ancora state automatizzate.

Secondo il recente rapporto elaborato dall’economista David Dorn («L’ascesa delle macchine», 2015, Centro Internazionale UBS di Economia nella Società presso l’Università di Zurigo), tuttavia, non sono necessariamente i lavori meno pagati a dover scomparire. Dai dati svizzeri si deduce infatti che, a partire dagli anni ’80 si è assistito ad un aumento di circa il 2% in dieci anni nella quota dei manager e dei tecnici e professionisti altamente qualificati sul totale degli occupati, mentre nello stesso periodo si è verificato un declino prossimo al 2% nella quota degli impiegati d’ufficio incaricati di compiti di routine.

Per quanto riguarda i salari, sempre in Svizzera negli ultimi decenni si è assistita a quella che Dorn definisce come una polarizzazione del mercato del lavoro. I salari corrispondenti sia a figure professionali altamente qualificate sia quelli versati ai lavoratori che possiedono solo una formazione di base hanno infatti registrato un aumento compreso tra il 2 e il 4% nell’arco di un decennio. La ragione di questa evoluzione risiede nella natura del cambiamento tecnologico. Sebbene, infatti, sia relativamente semplice programmare un computer per eseguire un compito ripetitivo, come ad esempio compilare dei moduli, al contrario risulta invece estremamente difficile, ad esempio, utilizzare un robot per pulire una stanza d’albergo. Sebbene si ritenga che quest’ultimo lavoro richieda un basso livello di formazione, tuttavia esso presenta degli ostacoli quasi insormontabili per una macchina, in quanto ogni ospite lascia la stanza in condizioni leggermente diverse e un algoritmo, a differenza di un lavoratore in carne e ossa, non saprebbe come gestire eventuali differenze nel numero e nella disposizione degli oggetti da riordinare.

Proprio quest’ultima osservazione dovrebbe far riflettere su quale sia la strada da intraprendere per evitare che i posti di lavoro che scompaiono a causa dell’avanzamento delle tecnologie si traducano in un aumento della disoccupazione. Non è sufficiente, infatti, incoraggiare l’acquisizione di un maggior livello di formazione, in quanto tutti i compiti che richiedono, ad esempio, capacità di calcolo o di memorizzazione, saranno con tutta probabilità svolti da algoritmi nei prossimi decenni. 

Al contrario, gli esseri umani sembrano mantenere un vantaggio rilevante sui computer quando si tratta di trovare soluzioni creative, progettare innovazioni o essere in grado di risolvere problemi complessi, nonché per quanto riguarda l’interazione con altri esseri umani.  In questa luce, nel contesto ticinese assumono notevole importanza le misure proposte nei mesi scorsi dal consigliere di Stato Christian Vitta per incrementare l’occupazione, in particolare per quanto riguarda l’incoraggiamento alla riqualifica dei giovani che hanno completato un apprendistato ma incontrano difficoltà di collocamento nella professione appresa. In questo modo, infatti, dovrebbe essere più agevole indirizzare i giovani in cerca di lavoro verso occupazioni nelle quali l’apporto umano sia insostituibile.