Iniziativa del 9 febbraio 2014

Il 16 dicembre la nave dovrà essere in porto!

di Fabio Abate, Editoriale di Opinione Liberale 9 dicembre 2016 

L’adozione dell’articolo 121a della Costituzione, votato il 9 febbraio 2014, è un esercizio legislativo che non conosce precedenti nell’attività parlamentare del Nostro Paese. Le Camere federali hanno iniziato il proprio lavoro durante la sessione autunnale e il Nazionale ha concepito una soluzione che ha suscitato reazioni di disappunto da parte di coloro che desiderano una legge di applicazione fedele al testo del nuovo articolo costituzionale, come se non esistesse alcun problema, quasi fossimo attesi da una passeggiata senza asperità. La situazione si presenta in modo ben diverso. La maggioranza del Nazionale ha adottato un modello che possa risultare conforme agli accordi internazionali che vincolano la Svizzera, ossia gli accordi bilaterali e per essi la libera circolazione delle persone. Agli Stati questa impostazione ha ottenuto la maggioranza dei voti, incluso quello del sottoscritto. Con il collega di camera e il Consiglio di Stato sono stati preparati alcuni emendamenti al testo della maggioranza vincente, così come a quello della minoranza, con l’intento di indirizzarli verso una maggiore considerazione delle peculiarità del Nostro Cantone. 

Più precisamente, le premesse che fanno scattare il meccanismo che impone ad un datore di lavoro di convocare le persone residenti iscritte ad un ufficio regionale di collocamento sono state affinate, regionalizzate. Il sottoscritto ha proposto le modifiche al testo della minoranza proposta dai colleghi PPD: sono state accettate, ma il concetto rettificato è poi caduto nel confronto con il concetto Müller, nel quale non hanno trovato spazio le proposte ticinesi inoltrate da Lombardi. Non ho sostenuto (così come il collega) la proposta formulata dall’UDC e ripresa da Föhn agli Stati di applicare alla lettera il testo costituzionale. L’ho fatto in modo convinto e coerente. 

Noi liberali abbiamo sempre sostenuto gli accordi bilaterali. Viviamo in una nazione piccola, la cui dimensione non impedisce di essere sempre in cima alle classifiche dei paesi più ricchi. La sua apertura e la sua capacità di giocare un ruolo di primo piano nell’innovazione e nella ricerca permettono di garantire prosperità alla sua popolazione. Non sono i mercati interni del Canton Uri, oppure di Soletta, a risultare determinanti, ma è solo e unicamente la nostra capacità di relazionare economicamente con i partners commerciali che ci circondano. Senza i bilaterali, fonte indiscussa anche di problemi, saremmo al palo. Negli ultimi anni la Confederazione ha potuto ridurre costantemente il debito pubblico e contemporaneamente erogare due terzi dei 67 miliardi di uscite annue in sussidi e trasferimenti a terzi. Dunque, anche in Ticino arrivano soldi per coprire le prestazioni complementari, per le strade, per riversare i pagamenti diretti all’agricoltura e per i programmi di agglomerato. Se non esistessero solide premesse economiche e fiscali, la storia sarebbe ben diversa. Noi liberali, abbiamo sempre sostenuto gli accordi bilaterali, regolarmente riconosciuti nella loro importanza nei programmi elettorali di ogni tornata delle federali. I problemi generati dalla libera circolazione delle persone hanno comunque imposto un impegno per l’adozione di misure di accompagnamento che potessero correggere le distorsioni del mercato del lavoro, in particolare quello ticinese. 

Purtroppo a Palazzo federale i risultati di questo lavoro non hanno portato i frutti sperati. Infatti ha prevalso la volontà della SECO, del Consiglio federale e della maggioranza dei parlamentari di non intervenire. Potrei approfondire questo aspetto, scrivendo un libro sulle rivendicazioni del Ticino, Cantone non solo vittima dell’intransigenza di coloro che hanno privilegiato una visione nazionale del problema, ma disgraziatamente anche dei suoi difetti. Ma tutto ciò non giustifica l’idea di attaccare il principio degli accordi bilaterali, che spesso qualcuno tenta di svuotare della loro importanza, seminando menzogne, poiché oramai condannato a giocare un ruolo politico predefinito. E’ così arrivata la data del 9 febbraio 2014. Ho sempre sostenuto che l’iniziativa posta in votazione avrebbe generato solo problemi. E oggi ne abbiamo la dimostrazione. Mi fa piacere leggere le parole di Pierre Rusconi che toglie la maschera a parecchie persone che non hanno bisogno di lezioni su come funziona l’economia del Nostro Paese, ma che contemporaneamente giocano su un piano di ambiguità. A Rusconi nessuno ha impartito ordini e si gode la sua libertà. Quindi, è ragionevole un’adozione dell’articolo 121a della Costituzione che risulta compatibile con gli interessi del Paese che ho menzionato. Durante il dibattito agli Stati ho affermato in modo chiaro che non sono stato eletto per regalare emozioni, bensì per tentare di risolvere problemi. In Ticino non mancano, ma è sbagliato continuare a generare aspettative, proponendo rimedi inefficaci o semplicemente inattuabili. Il risultato sono illusioni e un sentimento di sfiducia nei confronti delle istituzioni.  

La sessione terminerà il 16 dicembre prossimo. Gli ambienti economici, in cui troviamo anche persone e imprese che sono all’origine dei problemi che hanno convinto molti cittadini ad accettare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, reclamano una soluzione a corto termine. Il Consiglio federale si è mosso in modo confuso, lasciando al fronte direttori di dipartimento, i quali spesso si sono pubblicamente contraddetti. Ciò ha causato incertezze che l’economia del Nostro Paese vuole spazzar via al più presto. Abbiamo anche il programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’UE, al quale partecipa anche la Svizzera. Il rischio di rimanerne esclusi va scongiurato. Se coloro che hanno sempre avversato qualsiasi misura di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, poiché fonte di costi e burocrazia, sono pronti ad accettare una soluzione definita burocratica, allora significa che non ci sono altre strade da percorrere.  

Al momento della redazione di questo contributo per Opinione Liberale, non abbiamo ancora decisioni definitive.

Le correzioni apportate dal Nazionale al modello Müller deciso a maggioranza dagli Stati, si avvicinano alle aspettative del Nostro Cantone. Ho potuto discutere con la consigliera federale, la quale senza indugio ha manifestato la volontà di allestire un’ordinanza di applicazione attenta il più possibile alle peculiarità del Ticino. Sono fiducioso, ma ciò non basta. Ancora una volta si impone un intervento del Consiglio di Stato coordinato con la Deputazione.