Politica ospedaliera cantonale

Per un ospedale universitario

di Bixio Caprara, Opinione Liberale 28 ottobre 2016 

La politica ospedaliera cantonale è ad un bivio. Si deve scegliere se rimanere nel ruolo di semplici gregari oppure se giocare un ruolo da protagonista.

L’attuale organizzazione dell’offerta ospedaliera nel settore pubblico, sapientemente gestita dall’Ente ospedaliero cantonale (EOC) fin dal 1982, ha conosciuto importanti cambiamenti e ha richiesto continui adattamenti. Dall’iniziale modello di ospedale multisito, l’EOC ha dovuto progressivamente concentrare le specialità in due ospedali di riferimento, il Civico (Lugano) e il San Giovanni (Bellinzona), con il Santa Chiara (Locarno) e il Beata Vergine (Mendrisio) nel ruolo di ospedali regionali. Realtà che però sappiamo essere molto più articolata. Infatti alcuni interventi specialistici sono comunque svolti anche a Mendrisio e a Locarno grazie alla presenza di bravi operatori sanitari a conferma che sono i bravi medici a fare la differenza. 

Nelle approfondite discussioni avute nel contesto del progetto di pianificazione ospedaliera, è risultato evidente come la maggior preoccupazione dei cittadini sia la qualità delle cure. E’ stato assimilato come la concentrazione delle casistiche sia la premessa indispensabile affinché il paziente possa essere curato da uno staff medico che disponga della necessaria pratica confrontandosi frequentemente con la patologia in oggetto.  A questa premessa si aggiunge il fatto altrettanto lapalissiano che la medicina è un settore in continua e rapidissima evoluzione. Stare fermi significa retrocedere. Basti pensare agli interventi che un tempo richiedevano ricoveri di settimane mentre oggi si risolvono in pochi giorni se non addirittura in ambulatorio.

Il voto di giugno ha anche confermato il mandato prioritario dato all’ente pubblico (EOC) quale operatore principale per garantire una buona offerta delle cure ospedaliere. Ma se non si vogliono poli ospedalieri grazie a partenariati con i privati bisogna forzatamente trovare altre vie. A questo bisogna aggiungere, e la recente attualità ce lo ha confermato, la continua crescita dei costi e dei relativi premi dell’assicurazione malattia senza che si riesca ad intravvedere una soluzione risolutiva.  In questo contesto consentitemi un inciso; il ritornello della cassa malati unica rimane fumo negli occhi visto che fino a prova del contrario non sono gli assicuratori a gestire i costi. Sarebbe come dire che visto il continuo aumento delle auto, e quindi del costo complessivo delle assicurazioni dei veicoli, si dovrebbe preferire un’assicurazione statale).

La quadratura del cerchio diventa difficile considerando infine che la qualità delle cure, oltre che richiedere un alto numero di casi, dipende dal medico specialista e dalla logistica disponibile. I migliori medici specialisti presentano caratteristiche non molto diverse dai migliori sportivi professionisti i quali, oltre ad un’adeguata remunerazione, vanno dove vi sono le premesse migliori per esercitare la propria professione con successo. La concentrazione delle casistiche, l’abbinamento con attività di ricerca applicata e la docenza universitaria sono degli ingredienti irrinunciabili e determinanti nella scelta dell’ospedale in cui operare. Non guasta il fatto che il Ticino offre una qualità di vita invidiabile. 

Il nostro Cantone festeggia in questi giorni il ventesimo anniversario della propria università nella quale è stato deciso di aprire la nuova facoltà di biomedicina con l’offerta di master in medicina. Proprio recentemente il Politecnico di Zurigo ha confermato l’avvio di corsi nel settembre del 2017 con i primi 100 posti di formazione del nuovo ciclo di studi in medicina (primi tre anni di bachelor) a cui poter agganciare il master dell’USI.  Ciò conferma la volontà della Confederazione di correggere l’attuale grande deficit di posti di formazione di medici in Svizzera (ndr a fronte di un fabbisogno annuo di 2’500-3’000 medici ne vengono formati solo 1’200-1’300). 

La questione delicata è certamente quella logistica. A scanso di equivoci mi permetto di precisare in modo esplicito che il nuovo ospedale universitario dovrà forzatamente prevedere una nuova sede. Infatti molti specialisti hanno già espresso un parere unanime; né il Civico né il San Giovanni potranno rispondere in modo corretto alle moderne necessità ospedaliere così come nessun ampliamento o ristrutturazione potranno risolvere il problema in modo adeguato visto che questi ospedali si trovano semplicemente in un posto sbagliato e hanno esaurito ogni margine di manovra.

L’ospedale moderno richiede invece una piastra di servizi centrali, in particolare per le sale operatorie e le cure intensive, a cui agganciare i diversi padiglioni dedicati alle diverse specialità. Agli ospedali esistenti si tratterà invece di precisare un orientamento complementare in considerazione dell’invecchiamento della popolazione e dell’invariata necessità di cure di prossimità.

Siamo al bivio citato in apertura. Se vogliamo promuovere un ruolo da protagonisti del Ticino nell’offerta ospedaliera svizzera rinunciamo a inutili interventi di maquillage negli ospedali esistenti e adoperiamoci con convinzione per un nuovo progetto ospedaliero proponendo una struttura universitaria. Considerando che con la nuova galleria del Ceneri i tre agglomerati di Lugano, Lugano e Locarno saranno a una decina di minuti di distanza, auspico che la questione dell’ubicazione sia valutata in modo trasparente grazie a un concorso di idee che consenta di scegliere il sito migliore. Mi auguro anche che questa sfida epocale sia affrontata rapidamente a favore dei pazienti ticinesi e non rimanendo ipnotizzati dal proprio campanile.